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sabato 4 marzo 2017

Sport di combattimento e infortuni alle mani


Le statistiche ci dicono che il 30% degli infortuni che si verificano durante la pratica delle arti marziali interessa l'arto superiore. Di questi, il 27% riguarda la spalla e il 19% il gomito. Ma sono la mano e il polso ad essere per lo più coinvolti, rappresentando il 53% degli infortuni all'arto superiore. Colpiscono, parano, afferrano, tirano, spingono... le mani sono croce e delizia del guerriero. Come prendersi cura di loro?

A una prima analisi, sembrerebbe che gli artisti marziali si facciano male con meno frequenza rispetto ai calciatori, ai pallavolisti o ai ginnasti, ma questo dato potrebbe non corrispondere a verità. Innanzitutto perché le statistiche sugli infortuni nelle arti marziali coprono per lo più le competizioni, tralasciando quindi gli infortuni in allenamento. In secondo luogo perché gli infortuni in ambito marziale resterebbero il più delle volte taciuti: uno studio di Birrer (1983) evidenzia come, nel periodo osservato, il 63% degli infortuni sul tatami non sia stato segnalato dagli atleti.

Fortunatamente, la maggior parte degli infortuni è di poco conto, ed è forse anche questo il motivo delle stime al ribasso. Al primo posto nella classifica generale degli infortuni più comuni, in base a un sondaggio di Diesselhorst et al. (2013), abbiamo gli stiramenti e le distorsioni (47%), cui seguono le contusioni e le abrasioni (26%). Inoltre, per quanto riguarda l'arto superiore, il 39% dei 758 artisti marziali intervistati ha dichiarato di aver riportato fratture, mentre il 47% sostiene di aver subito dislocazioni.

Zetaruk et al. (2005), mettendo a confronto cinque diversi stili di arti marziali (karate shotokan, taekwondo, aikidō, kung fu, tai chi) osservano che il rischio di infortunio serio all'arto superiore (tale cioè da richiedere l'intervento chirurgico) aumenta con gli anni di pratica, sia perché si alzano i livelli di competizione sia per effetto dell'accumulo di microtraumi, che può portare con il tempo a sviluppare disturbi cronici.

Statisticamente, è più facile farsi male quando ci si difende che quando si attacca. Il 56% degli infortuni all'arto superiore si verifica infatti quando si tenta di parare o incassare un calcio o un pugno; il 33% si verifica invece durante la risposta a una tecnica di lotta o a una proiezione.

Lesione pugilistica a carico della base del secondo metacarpo.

Chiaramente, le percentuali variano da una disciplina all'altra. Ad esempio, nella boxe il 44% degli infortuni coinvolge l'arto superiore; di questi, il 90% interessa la mano e le dita (Estwanik et al., 1984). Sono frequenti in particolare gli infortuni al pollice, seguiti da quelli a carico delle basi dei metacarpi, che sono associati alla flessione forzata del polso durante l'esecuzione del pugno (Noble, 1987). Tipiche le lesioni a carico delle nocche (banda sagittale e capsula dell'articolazione metacarpo-falangea), non a caso note nei paesi anglofoni col termine boxer's knuckle. Molto comuni anche le dislocazioni delle articolazioni carpo-metacarpali, nonché le fratture, che interessano soprattutto il pollice e il collo dei metacarpi (la cosiddetta “frattura del pugile”).
Nel taekwondo, a seconda degli studi, si calcola che gli infortuni all'arto superiore oscillino fra il 18% (Kazemi et al., 2005) e il 40% (Zetaruk et al., 2005). Relativamente comune è la frattura dell'ulna (anche detta nightstick injury) provocata dal gesto di parare un calcio con l'avambraccio.

Angiografia in cui si evidenzia l'occlusione dell'arteria ulnare.

Nel karate, il tasso complessivo di infortuni è circa la metà che nel taekwondo. Marie et al. (2007) hanno documentato una correlazione fra l'aneurisma dell'arteria ulnare (Hypothenar Hammer Syndrome, HHS) e il colpo dato con il tallone della mano, un attacco comunemente considerato più sicuro del pugno da pugile. Crosby (1985) ha invece confrontato le radiografie delle mani di ventidue istruttori di karate con un minimo di cinque anni di esperienza. A parte che per la presenza di dieci fratture rimarginate, non sono state trovate rilevanti modificazioni degenerative, né altri segni di trauma cronico.
21 anni di karate. Frattura della base della falange prossimale del quinto dito causata da un calcio.

Nel jūdō, l'85% di tutti gli infortuni è correlato alla presa che si attua durante la fase di ingaggio con l'avversario. Secondo un sondaggio (Barsottini et al., 2006) il 10% degli infortuni tra i jūdōka è rappresentato dalle distorsioni alle dita, ma mancano ancora studi (case report) che documentino una correlazione tra pratica del jūdō e specifici pattern di infortunio. È però noto, grazie alle osservazioni di Frey & Müller (1984) successivamente confermate da Strasser et al. (1997), che la pratica del jūdō porta, a lungo termine, la degenerazione delle articolazioni interfalangee, con deformità delle dita.

Nelle MMA, Bledsoe et al. (2006) rilevano un tasso di 28,6 infortuni ogni 100 incontri, di cui il 13% alla mano. I dati sono sovrapponibili a quelli riportati da Lystad et al. (2014).

PREVENIRE, MA COME?
Che i guantoni diminuiscano le probabilità di infortunio alle mani è un fatto meno ovvio di quanto si potrebbe pensare, e a breve scopriremo il perché. L'uso di protezioni, peraltro, non è l'unico metodo di prevenzione adottato nelle varie discipline di combattimento, anche perché non è sempre possibile “imbottirsi” senza snaturare l'essenza di ciò che si sta praticando, né è sempre utile — che dire del jūdō?

In generale, i guantoni sono molto utili per ridurre gli infortuni alla mano e al polso, sia durante gli allenamenti che le competizioni. Si è notato però un curioso effetto collaterale: l'uso dei guantoni ha determinato un leggero aumento degli infortuni a carico del gomito e della spalla (Diesselhorst et al., 2013), causato forse dal diverso modo in cui le forze vengono dissipate lungo l'arto superiore. Alcuni studi suggeriscono invece che i guantoni non solo non servirebbero a nulla, ma addirittura aumenterebbero il tasso di infortuni. Si tratta in verità di un numero di studi assai ridotto, ma di cui bisogna pur sempre tenere conto.

Secondo Johannsen & Noerregaard (1988) l'uso dei guantini durante i tornei di karate non riduce il numero totale di infortuni. A diminuire in modo significativo sono però gli infortuni alle mani, mentre si modifica la tipologia di quelli alla testa: più contusioni, ma meno fratture nasali e meno lacerazioni.

Guantoni e guantini non sono comunque l'unico mezzo di prevenzione degli infortuni. Ciascuna disciplina si concentra su diversi aspetti e strumenti per cercare di limitare gli incidenti. 

Il pugilato basa la prevenzione su quattro concetti principali: il bendaggio di polso e mano, l'utilizzo di guantoni dal design specifico, la cura della tecnica per colpire e il condizionamento fisico.
Il bendaggio è parte integrante della tradizione pugilistica, anche se, dal punto di vista scientifico, si sa ancora poco o nulla sulla sua reale efficacia nella prevenzione degli infortuni alla mano e al polso.
Il design dei guantoni è andato modificandosi nel corso degli anni, con l'adozione di materiali migliori e, soprattutto, con la separazione del pollice dalla camera delle altre dita, tale da consentire una più adeguata protezione di questo.

Anche nel taekwondo si è adottato un set specifico di protezioni a tutela della salute degli atleti. Non è nota la reale efficacia dell'imbottitura dell'avambraccio nella prevenzione della frattura di ulna. L'arsenale dei colpi di mano è di certo meno ampio di quello dei calci, tuttavia è possibile riportare danni alle mani anche seri se i pugni non sono tirati con una tecnica corretta e verso bersagli precisi. In generale, nel taekwondo la prevenzione degli infortuni pone grande enfasi sulla flessibilità, il rilassamento e la forza.

Nel karate, oltre alle protezioni e alla tecnica, sono molto importanti ai fini della prevenzione i regolamenti in tema di contatto concesso tra gli avversari e di colpi ammessi, che variano da un torneo all'altro.

Nel jūdō, non c'è modo di proteggere le mani se non indirettamente, attraverso lo sviluppo di una tecnica adeguata e un condizionamento di livello sufficiente.

Presi nel complesso, i risultati delle ricerche suggeriscono che l'uso dei guantoni/guantini aiuterebbe a ridurre, se non l'ammontare generale di infortuni, almeno la quantità di quelli alle mani, in tutti quegli sport che contemplano pugni e attacchi simili. La tecnica adeguata e l'accurata selezione dei bersagli non smettono di giocare un ruolo essenziale nella prevenzione, ed anzi ne sono un aspetto inscindibile.


SAPERNE DI PIÙ
  1. Barsottini D, Guimarães AE, Morais PR, Relationship between techniques and injuries among judo practitioners (2006)
  2. Birrer RB, Birrer CD, Unreported injuries in the Martial Arts (1983)
  3. Birrer R. Trauma epidemiology in the martial arts: the results of an eighteen-year international survey (1996)
  4. Bledsoe GH, Hsu EB, Grabowski JG, et al., Incidence of injury in professional mixed martial arts competitions (2006)
  5. Critchley GR, Mannion S, Meredith C, Injury rates in Shotokan karate (1999)
  6. Crosby AC, The hands of karate experts. Clinical and radiological findings (1985)
  7. Diesselhorst MM, Rayan GM, Pasque GB, et al., Survey of upper extremity injuries among martial arts participants (2013)
  8. Drury BT, Lehman TP, Rayan G, Hand and wrist injuries in boxing and the martial arts (2017)
  9. Estwanik JJ, Boitano M, Ari N, Amateur boxing injuries at the 1981 and 1982 USA/ABF national championships (1984)
  10. Frey A, Müller W, Heberden arthroses in judo athletes (1984)
  11. Kazemi M, Shearer H, Choung YS, Pre-competition habits and injuries in Taekwondo athletes (2005)
  12. Hame SL, Melone CP, Boxer’s knuckle in the professional athlete (2000)
  13. Johannsen HV, Noerregaard FO, Prevention of injury in karate (1988)
  14. Lystad RP, Gregory K, Wilson J, The epidemiology of injuries in mixed martial arts a systematic review and meta-analysis (2014)
  15. Marie I, Hervé F, Primard E, et al., Long-term follow-up of hypothenar hammer syndrome: a series of 47 patients (2007)
  16. Noble C, Hand injuries in boxing (1987)
  17. Posner MA, Ambrose L, Boxer’s knuckle — dorsal capsular rupture of the metacarpophalangeal joint of a finger (1989)
  18. Porter M, O’Brien M, Incidence and severity of injuries resulting from amateur boxing in Ireland (1996)
  19. Strasser P, Hauser M, Häuselmann HJ, et al., Traumatic finger polyarthrosis in judo athletes: a follow-up study (1997)
  20. Tenvergert EM, Ten Duis HJ, Klasen HJ, Trends in sports injuries, 1982-1988: an in-depth study on four types of sport (1992)
  21. Zetaruk MN, Violan MA, Zurakowski D, et al., Injuries in martial arts: a comparison of five styles (2005)

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