Vorresti fare allenamento, ma il mal di schiena te lo impedisce? oppure, il dolore è la tua scusa per tenerti alla larga dalla sala pesi? o ancora, hai la lombalgia da più di tre mesi? Se hai risposto di sì ad una di queste tre domande, potresti trovare molto interessante il presente articolo.
Le possibili cause del mal di schiena sono moltissime, e vengono in genere raggruppate in due ampi elenchi a seconda che si tratti di cause meccaniche (ernie discali, radicolopatie, patologie osteo-articolari, fratture vertebrali o altre cause muscolo-scheletriche) o non meccaniche (neoplasie, malattie reumatiche, infezioni, dolori viscerali o psicosomatici). Oggi parleremo del mal di schiena di natura muscolo-scheletrica, che rappresenta da solo oltre il 90% di tutti i casi di low back pain (LBP).
La lombalgia cronica è così definita perché si protrae per più di dodici settimane. È associata ad un indebolimento o ad un insufficiente controllo motorio dei muscoli della regione addominale e del tronco (i cosiddetti muscoli del core), specialmente del trasverso e del multifido, di cui si osserva tipicamente un’alterazione dell’attività, anche a livello della corteccia cerebrale.
Diamo un’occhiata più da vicino al core. Si tratta di una struttura adibita al mantenimento della stabilità spinale e costituita da due gruppi di muscoli. Il primo gruppo, più profondo, è quello degli stabilizzatori locali, e include principalmente trasverso, multifido, obliquo interno e quadrato dei lombi. Il secondo gruppo, più superficiale, è quello degli stabilizzatori globali, in cui sono compresi principalmente il retto addominale, gli obliqui interno ed esterno, l’erettore della colonna, il quadrato dei lombi e la muscolatura dell’anca. Da notare come due muscoli, l’obliquo interno e il quadrato dei lombi, ricorrano in entrambi i gruppi. Non tutti gli esperti concordano su tale classificazione, peraltro non esaustiva, e potreste incontrare piccole discrepanze fra un Autore e l’altro; ciò che ci importa, comunque, è quello che i muscoli del core fanno presi nel loro insieme: rendono il tronco stabile controbilanciando le forze esterne che agiscono sulla colonna vertebrale. Ciò è dovuto non solo al modo in cui questi muscoli sono schierati gli uni rispetto agli altri, ma anche all’integrazione nervosa tra essi.

Ad esempio, fra il trasverso e il multifido si innesca un meccanismo di co-contrazione: attivando il primo, come quando buttiamo fuori l’aria tirando la pancia in dentro (draw-in), anche il secondo si attiva, aiutandoci a mantenere la schiena più dritta durante qualunque tipo di attività fisica. Questo è il meccanismo alla base della ben nota manovra di Valsalva.
Vari studi clinici hanno messo a confronto gli effetti, in gruppi distinti di pazienti con LBP cronico, rispettivamente del core training e dell’allenamento classico (resistance training) basato su esercizi come curl-ups, straight-leg raises, push-ups, ecc.
Andrusaitis et al. (2011), ad esempio, hanno proposto ai pazienti del gruppo di studio esercizi di stabilizzazione, che enfatizzano l’attivazione del core in posizione supina, poi prona, seduta, quadrupedica, e infine eretta. Questa équipe di scienziati ha rilevato differenze statisticamente significative (a favore del core training) fra i due gruppi nelle risposte al Roland-Morris (un questionario sulla disabilità determinata dal mal di schiena), ma non anche nei punteggi della VAS per il dolore e del McGill (un questionario sul dolore in generale). Tali risultati appaiono coerenti con quelli registrati da França et al. (2010) e da Gatti et al. (2011), che riportano inoltre differenze statisticamente significative per l’OSWDQ (questionario simile al Roland-Morris) e lo SF-12 (che misura la qualità della vita in base allo stato di salute).
Akbari et al. (2008), invece, hanno preferito esercizi di controllo motorio, sia statico (draw-in) che dinamico (posizioni yoga del gatto e del cammello), ottenendo risultati equivalenti a quelli degli altri ricercatori.
I dati più affidabili e accattivanti sembrerebbero tuttavia essere quelli ricavati usando la PBU e l’ultrasonografia, che farebbero pendere l’ago della bilancia ancora una volta verso il core training. La PBU (Pressure Biofeedback Unit) è in sostanza un cuscino ad aria che permette di valutare indirettamente il movimento del trasverso; l’imaging a ultrasuoni è invece utilizzato per misurare lo spessore di questo muscolo e del multifido durante la loro attività.
Se il mal di schiena ci affligge, a questo punto non resterebbe che provare, e vedere se può essere questa la soluzione al nostro annoso problema.
BIBLIOGRAFIA
- Akbari A, Khorashadizadeh S, Abdi G, The effect of motor control exercise versus general exercise on lumbar local stabilizing muscles thickness: randomized controlled trial of patients with chronic low back pain (2008)
- Andrusaitis SF, Brech GC, Vitale GF et al., Trunk stabilization among women with chronic lower back pain: a randomized, controlled, and blinded pilot study (2011)
- Chang WD, Lin HY, Lai PT, Core strength training for patients with chronic low back pain (2015)
- França FR, Burke TN, Hanada ES et al., Segmental stabilization and muscular strengthening in chronic low back pain: a comparative study (2010)
- Gatti R, Faccendini S, Tettamanti A et al., Efficacy of trunk balance exercises for individuals with chronic low back pain: a randomized clinical trial (2011)
- Manusov EG, Evaluation and diagnosis of Low Back Pain (2012)
- Massé-Alarie H, Beaulieu LD, Preuss R et al., Corticomotor control of lumbar multifidus muscles is impaired in chronic low back pain: concurrent evidence from ultrasound imaging and double-pulse transcranial magnetic stimulation (2015)




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